Roma

E’ caro-parcheggi a Roma: il traffico che si morde la coda

 

 

La mobilità a Roma si rivela sempre più il nodo gordiano da tagliare per ridare vivibilità alla città. Mentre il rapporto Censis rivela che il 40% dei romani vorrebbe vivere in un’altra città e la disoccupazione giovanile tocca il 40.1 %, farà prevedibilmente discutere il provvedimento in cantiere al Campidoglio che profila un aumento di prezzo per la tariffazione oraria dei parcometri a 1,50 euro. In programma anche l’abolizione degli abbonamenti mensili e della tariffa agevolata che permette di parcheggiare otto ore pagando quattro euro. Anche se, secondo La Repubblica, il sindaco ha dichiarato che questi provvedimenti non sono ancora stati discussi in giunta.

di FABIO BENINCASA

 

Prevedibili le proteste degli automobilisti romani che ritengono di essere già tartassati da bolli e assicurazioni e condannati mediamente a passare nel traffico, stima il Codacons, 260 ore l’anno. Per le strade a Roma ci sono settanta automobili ogni cento persone, più che a Parigi e Berlino che sono aree urbane molto più estese della nostra. Secondo l’Eures la mobilità e i mezzi pubblici a Roma sono fra i peggiori in Europa, comunque non paragonabili a nessuna capitale occidentale. Tutto questo non manca di avere effetti pesanti sull’economia, sugli investimenti e quindi di riflesso sull’occupazione, influenzando in negativo persino i flussi turistici.

 

È il classico serpente che si morde la coda. I mezzi pubblici sono insufficienti e i cittadini sono costretti a muoversi in auto. Più auto per strada significano meno interesse per i mezzi pubblici che finiscono per diventare le opzioni per i poveri, per i turisti fai-da-te e per chi non ha la patente. Quello che finalmente si registra in Campidoglio forse è un cambio di mentalità. A nessuno fanno piacere aumenti che colpiscono indiscriminatamente tutti, specie chi non ha altra scelta che guidare per carenza di mezzi pubblici. Ma d’altra parte l’uso dell’auto privata va disincentivato con la leva economica, come succede in tutte le altre città europee. Controllate su internet quali sono le tariffe di parcheggio orario a Londra, Parigi o Madrid e capirete che c’è poca scelta da questo punto di vista.

 

Quello che si deve pretendere è che i soldi racimolati da questi aumenti non vadano sprecati e che si costruiscano nuovi nodi di scambio, rimettendo in sesto anche l’Atac, prostrata da uno stratosferico deficit di 750 milioni di euro. I soli disincentivi economici, anche se necessari, non saranno sufficienti se il cambio di mentalità non sarà immediatamente evidente sulla qualità del trasporto pubblico. Non basta infatti avere più corse e puntualità, occorre anche un miglioramento della cortesia, dei controlli contro l’evasione del biglietto, più pulizia, aria condizionata e riscaldamento, per togliere l’impressione che il confort e la soddisfazione dei passeggeri siano un elemento ininfluente, invece di un diritto degli utenti.

 

Non ci sono dubbi, tra lasciare tutto com’è, nel caos della sosta selvaggia e degli ingorghi, e provare a fare qualche modifica, su quale sia l’atteggiamento più progressista. Un progressismo che però, per trovare il giusto consenso, non potrà che nutrirsi di dialogo con i cittadini e di una continua spinta verso l’innovazione e l’elasticità.

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