Roma

“Da settembre niente stipendi”. ATAC sull’orlo del fallimento e posti di lavoro a rischio

Una montagna di debiti rischia di seppellire definitivamente l’Atac, la municipalizzata dei trasporti che da settembre rischia seriamente di non pagare gli stipendi ai 12mila dipendenti.

 

E’ l’amministratore delegato Roberto Diacetti a far arrivare la prima tegola sulla giunta di Ignazio Marino. L’ad di Atac avrebbe spiegato la situazione dell’azienda in una lettera al sindaco Marino: criticità, forti debiti e l’eventualità di oltre mille licenziamenti.
Ecco il primo dei lasciti della giunta Alemanno, cui presto seguiranno i buchi di bilancio di AMA e delle altre partecipate.

I debiti di Atac con i fornitori superano i 400 milioni, una cifra simile, invece, deve essere corrisposta alle banche, mentre da Roma capitale sono arrivati anticipi (da restituire) per oltre mezzo miliardo.

Compito arduo quello che spetta al neo assessore ai Trasporti Guido Improta: trovare immediatamente una via d’uscita, altrimenti da settembre gli oltre 12 mila dipendenti non ritireranno lo stipendio.
Le banche sembrano intenzionate, infatti, a chiudere i rubinetti del credito considerando la situazione della municipalizzata e l’alto rischio di insolvenza. Gli istituti di credito, sentendo puzza di bruciato, hanno già rifiutato il piano di ristrutturazione del debito.

 

 

Un forte segnale di fiducia nei confronti del risanamento dell’azienda deve arrivare dalla giunta di Ignazio Marino, l’unica strategia per convincere gli investitori a riaprire i canali del credito e dei finanziamenti.
Diacetti conclude la missiva presentando le sue dimissioni all’amministrazione comunale. Se entro 15 giorni non arriverà una risposta il passo indietro dell’ad diventerà ufficiale.

Il risanamento di Atac passa inevitabilmente dalla riduzione dei costi fissi e dall’aumento della produttività. Stupisce che per gli stipendi degli 82 dirigenti si spendano all’anno 14 milioni, all’interno dei 550 milioni destinati a tutto il personale.
Secondo i bene informati due sembrerebbero essere le soluzioni ottimali: il taglio dei dipendenti, sopratutto di quelle figure amministrative la cui reale utilità è ancora poco chiaro, e il ricorso ai contratti di solidarietà tra i lavoratori.

Gli scioperi frequenti degli ultimi mesi e le agitazioni sindacali dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, la gravità della situazione. Il peso della crisi di Atac e delle scelte aziendali dissennate rischia di cadere per l’ennesima volta sui cittadini fruitori di un servizio pubblico, e la situazione potrebbe aggravarsi ancora di più tra luglio e agosto quando una parte cospicua degli autisti sarà in ferie.

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