Roma

Congresso Pd, la minaccia di Marco Miccoli: “La candidatura di Cosentino non ha funzionato. Ora una proposta politica condivisa. Se ci sarà l’ennesima prova di forza, il partito romano rischia un’insanabile e drammatica frattura”.

Il congresso romano si è concluso con una non vittoria. Nessuno dei 4 candidati ha raggiunto il 51% dei consensi e sarà il ballottaggio a decretare il vincitore tra  Lionello Cosentino, sostenuto da Goffredo Bettini, e Tommaso Giuntella, appoggiato da un fronte variegato di bersaniani e dalemiani.
Il non successo di Cosentino ha riaperto una forte dialettica politica tra le diverse anime dei democrats. Il primo a intervenire sulla vicenda è l’on. Marco Miccoli, ex segretario del Pd romano e ora deputato.

di LUCIO LUSSI

On. Miccoli, immaginava una “non vittoria” al primo turno di Lionello Cosentino?
“L’enorme spiegamento di forze a sostegno di Cosentino non è bastato, perché la sua candidatura è stata ritenuta eccessivamente legata al passato, sostenitrice di un’idea di partito che non c’è più e lontana anni luce dal rinnovamento  avviato dalla dirigenza romana in carica fino alla scorsa primavera. Una nuova classe dirigente ha vinto tutto e ora governa la Regione, Roma Capitale e i Municipi. A mio avviso, la candidatura di Cosentino non ha espresso un giudizio corretto su questo processo di rinnovamento politico da noi avviato. Si è preferito criticare soltanto l’elezione in Parlamento di alcuni dirigenti del partito romano”.
Errori di valutazione, quindi…
“Se la candidatura di Cosentino, sostenuto da un gruppo così autorevole, non ha ottenuto il successo sperato vuol dire che si sarebbe dovuto riflettere più a lungo. Se qualcosa non ha funzionato è indispensabile ora che qualcuno prenda atto degli errori e corregga l’impostazione strategica sulla quale è stata costruita la candidatura, un’impostazione che ha ignorato la costruzione in corso di una nuova classe dirigente. Soltanto in questo modo potrebbe agire quella parte del partito che ha appoggiato Cosentino al primo turno e qualora intendesse confermarne la candidatura”.
On. Miccoli, tra le righe, forse, intende dire che Cosentino ha fallito e si deve fare da parte?
“Cosentino non ha fallito e sarebbe ingeneroso metterlo in discussione. E’ stato penalizzato dall’impostazione costruita intorno alla sua candidatura. Un’impostazione che il partito non richiedeva”.
E adesso?
“Adesso si deve trovare un accordo politico. Il mio candidato ideale rimane Tommaso Giuntella, ma non ho preclusione alcuna sui nomi. Se i sostenitori di Cosentino dovessero chiedere a Giuntella di fare un passo indietro è indispensabile una proposta politica, non una proposta in termini numerici, altrimenti al ballottaggio la candidatura di Giuntella rimarrà contrapposta a quella di Cosentino, con il rischio che i delegati di altre mozioni possano decidere  il nuovo segretario del Pd Roma”.
Un testa a testa, allora. Saranno fondamentali i delegati delle mozioni di Tobia Zevi e Lucia Zabatta.
“Prima di votare uno dei due candidati, Tobia Zevi e Lucia Zabatta avranno bisogno di assicurazioni politiche. Mi auguro che il confronto sia su questo, e non sull’offerta di posizioni apicali all’interno del partito romano. Sarebbe deprimente per tutto il Pd”.
Ritiene realmente possibile trovare un accordo che vi porterà a votare Cosentino al ballottaggio?
“Non abbiamo bisogno di un accordo tra due personalità del Pd. Tra i due candidati prevarrà quello in grado di trovare  una proposta politica forte intorno alla quale aggregare le varie anime del partito, e sia Cosentino che Giuntella ce la possono fare”.
Cosa attende adesso dai sostenitori della mozione Cosentino?
“Nei prossimi giorni attendo che i due candidati spieghino all’assemblea romana per quali motivi bisogna sostenerli. C’è anche la possibilità che un candidato possa essere convinto dall’altro ad un patto di solidarietà ed unità, ma sostanzialmente è indispensabile una proposta politica diversa da quella iniziale. Ricorrere al tentativo di una ennesima prova di forza, pensando di risolvere il tutto con il possibile arruolamento di qualche delegato, sarebbe da irresponsabili e creerebbe le condizioni per una insanabile e drammatica frattura nel partito romano”.
Se fosse un giocatore incallito scommetterebbe su Giuntella o su Cosentino?
“Preferisco scommettere soltanto sulla Roma di Rudi Garcia”.
Come commenta il fenomeno della corsa alle tessere che ha spinto i vertici dei democrats a sospendere in anticipo il tesseramento?
“A Roma non c’è stato un aumento drammatico delle tessere. Su alcuni episodi, tuttavia, è necessario riflettere: non è naturale che circoli inattivi da anni abbiamo tesserato all’ultimo minutO tanti cittadini. Questi circoli dovevano essere monitorati maggiormente”.

 

I DATI DEL CONGRESSO ROMANO DEL PARTITO DEMOCRATICO

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