Campidoglio

Commissariato il Pd romano. Archiviato Cosentino, arriva Matteo Orfini

Il Pd romano volta pagina. Lo decide Matteo Renzi e indietro non si torna.
Lo scandalo sui rapporti tra mafia e politica scuote i democrat capitolini, e i rumors che davano il premier a dir poco adirato per le notizie sul coinvolgimento degli esponenti Pd sono state seguite da un colpo di scena: Cosentino archiviato e spazio al commissariamento. Il nome scelto per traghettare il partito in questa fase difficile è quello di Matteo Orfini, presidente nazionale del Partito e figura autorevole, con un passato da dirigente nella città eterna.
“Il Pd di Roma è un pantano in cui si muovono cordate tribali”. E’ l’immagine costruita dai fedelissimi del premier nelle scorse ore. E Renzi ha preso in mano la situazione dando una svolta forte, certo che dell’ormai ex segretario cittadino nessuno sentirà la mancanza.
Fonti del Nazareno confermano la piena consapevolezza di Renzi sulla situazione del Pd romano: “un partito allo sbando in mano ai ras delle tessere e delle preferenze”.
“Ci vuole una pulizia totale – dice Renzi -. Cosentino si deve fare da parte”.
In bilico un evento organizzato da Cosentino all’ultimo minuto per la giornata di sabato al Centro congressi di via dei Frentani. Enzo Foschi su Facebook scrive laconico che “si farà” ma i dubbi aumentano.
Nell’occhio del ciclone, inoltre, le primarie e il sistema delle preferenze. “Sono pilotate” dicono adesso in tanti. Appunto, adesso.
“Il quadro che emerge a Roma è sconvolgente – ha dichiarato Renzi durante il programma Bersaglio Mobile – mancano Jack lo squartatore e il mostro di Lochness. Non penso che alcuni del Pd possano tirarsene fuori allegramente”.
Secondo il premier deve prevalere la linea della trasparenza a tutti i livelli, a cominciare dai dirigenti di partito agli amministratori locali.
Certo che le indagini delle procura creeranno un effetto domino che rischia di travolgere anche la giunta di Ignazio Marino e lo stesso Comune, a rischio di scioglimento.
Che dire? Nessuno sapeva o tutti sapevano?
Le previsioni di Marianna Madia risalenti al giugno 2013 secondo alcuni erano azzeccate. L’allora parlamentare democrat dichiarò che “una parte del Pd romano era stata inghiottita da un pozzo nero, con vere e proprie associazioni a delinquere le cui diramazioni politiche affondavano da tempo le mani nella melma della terra di mezzo”.
Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Dicono in coro gli esponenti democrat capitolini e nazionali. Mentre nel sottobosco della politica si acuisce lo scontro tra correnti, mini correnti, cordate, capibastone, maggioranza e minoranza del partito.

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