Campidoglio

Campidoglio: trema il cerchio magico del sindaco Marino. E parte il totonomi…

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Non sono giorni sereni per il sindaco di Roma Ignazio Marino. Da un lato le contestazioni di Tor Sapienza, mentre al suo fianco campeggiavano come agnelli sacrificali il vicesindaco Luigi Nieri e il presidente del V Municipio Gianmarco Palmieri, e dall’altro l’ultimatum del Partito Democratico.
E se ieri è stata una giornata di silenzio, le polemiche sono state alimentate dai rumors che darebbero i vertici nazionali del partito “stanchi” dei modi del chirurgo genovese.

di LUCIO LUSSI

Il Pd, è bene ribadirlo, ha le potenzialità per staccare la spina al sindaco, senza se e senza ma. Ancora, però, siamo alle minacce e alla richiesta di azzeramento della giunta. A tal proposito, è iniziato il totonomi sul giro di deleghe. Secondo i bene informati, è ormai indifendibile l’assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini, vicina agli ambienti cattolici di Sant’Egidio e per questa casella sarebbe in pole position Erica Battaglia, presidente democrat della commissione Politiche Sociali. Secondo altri, invece, l’incarico potrebbe essere accorpato all’assessorato alla Casa di Daniele Azzimo.
Ore contate, a quanto pare, anche per l’assessore allo Sport Luca Bancali.

Ma siamo davvero sicuri che al Pd basti un rimpasto? Un cambio di deleghe con l’ingresso in giunta di nuove personalità?
Il cerchio magico di Ignazio Marino cerca di placare gli animi, parlando di “rimescolamento delle deleghe”, ma gli intimi del sindaco tremano, convinti dei rischi che corre l’amministrazione capitolina.

Il Partito Democratico guarda oltre e continua a puntare il dito contro le personalità più vicine al sindaco, il capo di Gabinetto Luigi Fucito e l’assessore alla Scuola Alessandra Cattoi, accusati di chiudere il sindaco in una campana di vetro sorda al dialogo con i partiti della maggioranza, in primis il Pd.

A prendere le difese del sindaco, è intervenuto ieri il capogruppo della Lista Civica Marino, Luca Giansanti: “Il sindaco sta faticosamente portando la Capitale fuori da una profonda crisi economica, finanziaria, morale, in cui versa a causa di politiche scellerate degli anni precedenti e del disinteresse delle istituzioni che, prima del governo Renzi, hanno trascurato il ruolo e la funzione della Capitale del Paese. I giudizi sprezzanti sull’impegno fin qui profuso e sui risultati raggiunti non sono dunque comprensibili, soprattutto se provengono da esponenti della maggioranza stessa”.

Se l’ex esponente democrat difende l’operato del sindaco, è costretto ad ammettere che  gli sforzi del sindaco “non hanno sempre trovato nella Giunta la necessaria capacita’ propulsiva e la robusta attitudine al presidio politico e sociale dei processi innestati, ne’ adeguata prontezza e tempestivita’ nel fronteggiare talune emergenze e nel sintonizzarsi con il sentimento dei romani”.
Giansanti, quindi, chiede l’avvio di “una nuova fase dell’azione di governo, individuando i giusti e necessari correttivi da apportare al funzionamento della macchina capitolina, assegnando agli assessori deleghe confacenti alle rispettive attitudini e competenze, innestando figure che possano imprimere quella accelerazione e concretezza che consenta all’amministrazione Marino ed al centrosinistra romano di cambiare davvero Roma, come promesso e come i cittadini legittimamente si aspettano”.

Riuscirà Marino a imprimere una svolta alla sua azione amministrativa? I dubbi non mancano. Dalla gestione del decoro, ai rifiuti, alle periferie. Gli errori del chirurgo genovese e della sua squadra sono tanti. Dalla direzione del Pd locale, inoltre, è emerso un lungo elenco dei fallimenti del sindaco: l’appalto per la pedonalizzazione dei Fori dato ad una sola ditta e finito al vaglio della Procura, la Ztl del Tridentino fatta senza un confronto col territorio e che ha creato una sommossa dei residenti, gli aumenti di strisce blu e Ztl ma i tagli alle corse bus in periferia, un piano del traffico “che va bene ad Oslo non a Roma”, nomine fatte e poi disfatte per difetti burocratici. Persino il concerto dei Rolling Stones, con il Circo Massimo “svenduto”, e le trascrizioni dei matrimoni gay, “con le unioni civili ancora al palo”. I grattacapi del sindaco, quindi, non sono soltanto lo scandalo multe, il sondaggio D’Ausilio o gli scontri di Tor Sapienza.

Il Pd rinfaccia al sindaco di “non ascoltare nessuno”. L’ultimo tentativo è stato fatto con Legnini, ma si è trattato dell’ennesimo fallimento. Il primo round del confronto-scontro è in programma martedì quando i dem e il primo cittadino si incontreranno in Campidoglio per una resa dei conti.

 

E c’è chi non esclude che per il rinnovo del Campidoglio si possa votare già dalla prossima primavera.
Il Pd affila i coltelli e si prepara, a tal punto che iniziano a circolare i nomi dei probabili successori di Ignazio Marino se dal sindaco non dovesse arrivare un forte segnale di discontinuità. In pole i ministri romani Paolo Gentiloni e Marianna Madia. Seguono a ruota Dario Franceschini, Lorenza Bonaccorsi, Enrico Gasbarra e Roberto Morassut.
Sugli scudi anche l’opposizione: Alfio Marchini è tornato su Twitter e sui muri della città, e Giorgia Meloni incontra i cittadini delle periferie.
Riuscirà Marino a mangiare il panettone a Palazzo Senatorio? Le nubi si addensano, e sembrerebbe rispuntare anche il nome di Nicola Zingaretti, pronto a lasciare la Pisana per salire al Campidoglio con tutti gli onori, considerato il forte consenso emerso dal sondaggio commissionato dall’ex capogruppo D’Ausilio. Già… il capogruppo. Una casella ancora vuota nel Pd capitolino, dopo che Giulia Tempesta agli annunci roboanti ha fatto seguire un frettoloso passo indietro e ha definito “pro tempore” il suo incarico.

 

 

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