Politica

Brexit un giorno cupo per l’Europa

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Oggi è un giorno cupo per l’Unione Europea, oggi si mina dalle fondamenta quell’idea di pace ed unità con la quale questa nostra comunità di Stati era nata in quel oramai lontano 1957.

Giovedì 23 giugno h i cittadini britannici sono stati chiamati al voto ed hanno preso la decisione di abbandonare questa comunità in favore di un indipendenza illusoria. Una scelta referendaria va rispettata, sempre, ma va fatta una prima necessaria considerazione estremamente importante sul senso stesso di questa democrazia incompleta e dannatamente ingiusta,  perché per uno scarto di 2 punti percentuali si è condannato un intero popolo. Le nostre considerazioni non possono e non devono però fermarsi qui, perché analizzando nel merito la questione del voto ed i flussi di votanti si evince qualcosa di particolarmente rilevante, l’alto tasso di appartenenza dei giovani all’idea di Unione Europea (il 72% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno votato “remain”), questo ci da un idea di quanto i giovani abbiano potuto godere appieno di quei diritti che solo l’Unione Europea ha potuto garantire, diritti alla mobilità ed alla stabilità, un diffuso senso di appartenenza globale, una facilità di scambi e contatti. I nostri ragazzi sanno bene quanto inutile sia chiudersi a riccio nei confronti della globalità, in un mondo sempre più connesso e veloce, nell’era dei social media e di internet, dei big data e delle grandi corporation globali risulta quanto meno inutile e deleterio rinchiudersi in un isolazionismo nazionale, indipendenza non è chiusura, indipendenza è orgoglio delle proprie tradizioni ma lotta per un futuro migliore insieme.

L’Unione Europea deve imparare da questa rottura, imparare ad essere più penetrante e vicina, a sostenere i propri giovani ma rassicurare al contempo le fasce di popolazione in cui quest’idea di comunità è più debole. La nostra comunità di Stati deve evolversi sempre di più, deve professionalizzare e far crescere queste giovani risorse europee ed internazionali.

La Gran Bretagna si deve preparare, sotto scacco com’è da visioni demagogiche ed irreali, ad affrontare un lungo periodo di difficoltà.  Noi al contrario abbiamo difronte una sfida ancora più grande, quella di combattere le visioni semplicistiche e populiste che vorrebbero dare alle fiamme quel sogno di unità, ma al contempo quella di non deludere quelle generazioni che credono ancora in un Europa unita e forte, un Europa che guarda al futuro, proiettata in quest’ultimo. Un Europa grande e libera come la sognano i nostri ragazzi.

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