Roma

Atac: stipendio slitta al 30 giugno, dipendenti ‘su piede di guerra’

Lo stipendio slitta di tre giorni e i dipendenti dell’Atac vanno su tutte le furie. Con una nota inviata via mail al personale della municipalizzata del trasporto pubblico capitolino, l’azienda comunica “che la valuta di accredito degli stipendi del corrente mese potra’, per cause tecniche, essere in data 30 giugno anziche’ 27 giugno”. Neanche le “scuse per il disagio” da parte dell’azienda sono riuscite a placare gli animi delle migliaia di dipendenti che contava di percepire lo stipendio oggi e non lunedi’ prossimo. Sulla vicenda si e’ mosso anche il Movimento 5 Stelle del consiglio comunale che ha presentato un’interrogazione per chiedere “quali siano stati i problemi tecnici che hanno impedito il pagamento al 27 (con richiesta che non si verifichino nuovamente)” e di “documentare che, in assenza degli inconvenienti, vi era la ‘provvista’ per poter procedere al tempestivo pagamento”.

 

Aurigemma: “Quadro preoccupante, fallimento Improta e anche Marino”

“Si incominciano a vedere i primi grandi “risultati” del duo Marino -Improta per quanto riguarda i trasporti. Il bilancio di Atac apre un quadro preoccupante per l’azienda. Le tante promesse dell’assessore capitolino si stanno vanificando, rendendo ancor piu’ evidente l’inadeguatezza del centrosinistra di fronte a tematiche delicate come queste”. Lo dichiara il consigliere di Forza Italia della regione Lazio Antonello Aurigemma. “Innanzitutto, calano i ricavi rappresentati dalla vendita dei titoli di viaggio. Una decrescita che va in controtendenza rispetto alle grandi citta’ italiane dove, anche per causa della crisi, viene disincentivato l’utilizzo dell’auto privata a favore del mezzo pubblico. Inoltre, non comprendiamo quale strategia di management ci sia, sempre qualora ne esista una, visto che a quanto sembra l’ad Broggi sia in procinto di lasciare. E questo e’ il senso di appartenenza verso l’Atac, che rappresenta la citta’ di Roma? Per altro, secondo i “rumors” si occupera’ di tutto il capo del personale Giuseppe de Paoli. Tra l’altro, la sua nomina (e’ un esterno e proviene dalla stessa azienda da cui arriva Improta), avvenuta senza bando pubblico e’ nel mirino delle verifiche della Corte dei Conti. Infine, la situazione debitoria e’ molto critica: i debiti sfiorano 1,7 miliardi e nei primi sei mesi del 2014 sono gia’ 60 milioni quelli accumulati.

In questo anno di attivita’ di gestione Improta, l’unica cosa certa e’ che il bilancio ha apportato una perdita rispetto al 2012 di oltre 60 milioni. Poi, gli unici elementi in cui Atac si e’ distinta sono state le cospicue consulenze date ad avvocati del Foro di Napoli e le cospicue transazioni effettuate, non si sa a vantaggio di chi, visto che comunque a seguito di numerose interrogazioni, non solo non abbiamo ricevuto risposte, ma anzi ci ha scritto l’avvocatura del Comune dicendoci che la Regione non avrebbe diritto di avere quei chiarimenti. E questo ci obbliga a rivolgerci agli altri enti amministrativi preposti per il controllo. Questa e’ la situazione di Atac, questi gli “insuccessi” dell’assessore alla mobilita’. Il tpl romano brancola nel buio, senza programmazione e senza un piano industriale. Un quadro – ripeto – serio e grave. Al quale si aggiungono le verifiche della Corte dei Conti sia per quanto riguarda la gia’ accennata vicenda De Paoli e sia per l’atto attuativo relativo alla Metro C. A causa di quest’ultima scelta, sempre di Improta, il Comune oltre a pagare 90 milioni di euro in piu’ rispetto a quanto deliberato dal Cipe, ha deliberato nell’atto attuativo che tutte le spese del pre-esercizio sarebbero state a carico di Atac. Cosa ben diversa da quanto avvenne con il pre-esercizio della Metro B, i cui costi sono stati a carico del concessionario. Davvero un bell’inizio da parte di chi – a parole – voleva cambiare tutto”.

“Sicuramente da quest’anno di nuova Amministrazione, le cose che si evincono sono o l’incapacita’ del nuovo assessore e del management di Atac, oppure la loro capacita’ nella volonta’ di “pilotare” il disastro di Atac per privatizzarla. Certo, sia l’una che l’altra provocherebbero un grave danno sia per i lavoratori che per gli utenti di una azienda, simbolo della citta’ di Roma”.

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