Roma

Aspettando il fatidico Congresso. Affiliazioni personali e filiere interne distruggono il partito. Dov’è il rinnovamento?

In attesa di sapere dove, come e quando si terrà il Congresso (sul perché dovrebbe essere chiaro a tutti) si osservano strani posizionamenti all’interno del PD. Eclatante è la situazione del partito romano. Un PD capitolino decapitato per via “giudiziaria interna” a causa dell’incompatibilità dovuta alla “migrazione” dei suoi massimi vertici sui più prestigiosi scranni elettivi, si ritrova acefalo a dover continuare a gestire una fase complicata, già caratterizzata dal fatto che il partito nel suo insieme ha giocato un ruolo di secondo piano nelle recenti affermazioni di personalità fortemente riconoscibili come quelle di Zingaretti e Marino.

di PAOLO ACUNZO

 

Per affrontare tale situazione, la direzione della federazione romana ha ritenuto di dotarsi di un ampio coordinamento. Bene, ma i criteri adottati per la sua composizione forse hanno creato ancora piu confusione. Infatti replicando lo schema della Segreteria nazionale (che però un Segretario lo ha) hanno voluto tenere dentro tutte le diverse sensibilità. Pratica sicuramente disdicevole per tutti coloro che sbraitano contro le correnti, per poi ritrovarsi in quota negli organigrammi, ma almeno sono gli “ani” (Bersaniani, Renziani, D’Alemiani, etc) di qualcuno rappresentativo. Nel coordinamento romano invece vi sono nominati per conto di persone spesso conosciute solo nel partito e che difficilmente potrebbero instaurare un costruttivo dialogo con interi settori della città.

 

Questo potrebbe non essere un grande problema, visto la contingenza e brevità del momento, se non fosse rivelatore di una pericolosa tendenza per i prossimi congressi territoriali. Davanti all’assenza di analisi critiche dell’esistente ed elaborazioni di visioni complessive, ci si posiziona unicamente sulla base di affiliazioni personali e di filiere interne consolidate, a discapito di quella necessità di apertura e rinnovamento che da più parti si sente invocare.

 

Di certo l’incertezza sulle regole del prossimo congresso contribuisce ad alimentare questo stato di confusione. E qui si torna al punto iniziale, ovvero della necessità di sapere quanto prima il come e quando si svolgerà l’intera fase congressuale. La speranza è quella di tenere presto il congresso, uscendo finalmente da questo stato di incertezza.

 

Per far ciò basterebbe non modificare le modalità gia utilizzate per l’elezione della Segreteria Bersani, confermando la data delle primarie aperte a novembre, come previsto nell’attuale Statuto. Cosi facendo si darebbe subito dopo l’estate inizio nei circoli al dibattito su mozioni generali, tendenzialmente espressione di linee politiche che dovrebbero parlare all’intero paese e non solo a qualche adepto. Inoltre le nuove Assemblee elette avrebbero la piena legittimazione democratica per decidere qualsiasi modifica dello Statuto, a partire dalla vexata questio della sovrapposizione del ruolo di Segretario nazionale del PD e candidato Premier.

 

Forse la cosa è troppo semplice per un partito che gli piace complicarsi la vita, ma tutto il PD, a partire da quello di Roma, potrebbe fare finalmente chiarezza sulla sua natura e prospettiva politica, uscendo da quella situazione di totale confusione che anche per i suoi stessi militanti è divenuta ormai insostenibile.

 

Paolo Acunzo

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