Roma

Arresto Cerroni, Iervolino: “No alla “beatificazione” dell’ex commissario Pecoraro, durante il suo mandato ci fu una guerra per il business dei rifiuti”

rifiutilleciti

“Mi corre l’’obbligo di intervenire rispetto alle ricostruzioni
approssimative che, oggi, sono state fatte in merito all’operato dell’ex
commissario all’emergenza rifiuti Giuseppe Pecoraro. Innanzitutto bisogna
capire perché Malagrotta ha avuto una vita così lunga, rispondere a questo
quesito è utile per comprendere cosa sia realmente accaduto nel periodo
compreso tra l’apertura della procedura di infrazione da parte della
Commissione europea e le dimissioni da commissario del Prefetto Pecoraro.
Esiste di certo un filo conduttore che ha legato la prolungata vita
dell’ottavo colle e la ricerca spasmodica di una nuova discarica. Tale
legame è di natura prettamente ed esclusivamente economica. Il denaro ha
dettato le regole sia prima che dopo l’atto di Bruxelles e la classe
politica ha gestito questi due periodi attraverso la sistematica
violazione delle leggi. Comportamento che ne ha delineato agli occhi dei
cittadini non solo l’incapacità, ma anche l’atteggiamento doloso.
V’e da dire che la partitocrazia, o una parte di essa, fino a un certo
periodo storico piuttosto recente ha sempre guardato con favore al patron
di Malagrotta quale garante di basse spese di conferimento in discarica,
salvo poi, per una serie di congiunture economiche e di atti legislativi
non più rinviabili, tentare di spodestarlo per accaparrarsi l’intero
business dello smaltimento dei rifiuti. Dunque ciò a cui si è assistito
altro non è se non manovra idonea a sostituire la “prepotenza del privato”
con l’“onnipotenza dello Stato”. La riapertura della procedura di
infrazione, insieme all’esaurimento dello spazio disponibile a Malagrotta,
costrinse la politica, dopo anni di inerzia dolosa, a doversi fare carico
dell’annosa questione. C’è stato qualcuno quindi che, sfruttando l’ormai
inderogabile chiusura dell’invaso, ha tentato di sostituire l’avvocato
Cerroni nel business dello smaltimento dei rifiuti della Capitale. E fu
così che l’opportunità di cambiare finalmente registro si trasformò in una
vera e propria guerra della monnezza.
Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro venne nominato commissario delegato
per il superamento della situazione di emergenza ambientale a Roma, con
ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3963 del 6
settembre 2011. Nell’ordinanza venne specificato come la scelta del
commissario doveva essere fatta in via prioritaria nell’ambito dei siti
indicati nel documento “Analisi preliminare di individuazione di aree
idonee alla localizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi”,
redatto dalla Regione Lazio il cosiddetto Siting. Il commissario, con una
velocità sorprendente, il 24 ottobre 2011 firmò il decreto prot. n.
209071/2011 nel quale venivano indicati due siti “ove saranno progettate,
per la successiva realizzazione, due discariche provvisorie per lo
smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dai comuni di Roma, Fiumicino,
Ciampino e dallo Stato Città del Vaticano”, precisamente in località
Corcolle-S. Vittorino (Comune di Roma) e località Quadro Alto (Comune di
Riano). Tale scelta venne motivata attraverso le valutazioni tecniche
relative all’idoneità dei siti ovvero le capienze di queste due aree per
il tempo di 36 mesi, la possibilità di terminare i lavori di allestimento
in tempi rapidi e l’esigenza di operare scelte che comportino il minor
aggravio dei costi per la relativa realizzazione. Solo dopo qualche mese
si scoprì che l’analisi redatta dalla Regione Lazio non era altro che una
ricerca bibliografica, invero nessuno aveva avuto l’accortezza di fare
indagini sul campo, gli ingegneri Moretti e Sorrentino (consulenti di
Pecoraro) confermarono questo giudizio dichiarando che il lavoro della
Giunta Polverini era estremamente sintetico e su cui “non risultano
indagini sul campo di carattere geomorfologico, chimico, fisico su tutte
le componenti ambientali dei sette siti. Tutti i riferimenti e le
informazioni tecniche sui siti, quindi sulle falde e sulla geologia, sono
resi per ogni sito più sulla base di dati bibliografici che su indagini
fatte sul sito”. Pecoraro, nonostante le tante difformità contestategli,
confermò con caparbietà le sue scelte, ricadenti su due territori che non
appartenevano direttamente a Manlio Cerroni, anche se era noto come
quest’ultimo avesse un’opzione sul sito di Quadro Alto a Riano. Saranno
giustappunto le proprietà dei terreni, nonché lo strumento dell’esproprio,
le cause per cui si aprì un durissimo scontro tra il prefetto e il patron
di Malagrotta.
Il Prefetto Pecoraro si dimise da Commissario nel maggio del 2012 perché i
due siti individuati non erano idonei, tant’è che il 4 marzo del 2012
venne scoperta una falda acquifera a Quadro Alto, mentre su Corcolle – un
luogo a poche centinaia di metri da Villa Adriana, proclamata dall’Unesco
patrimonio dell’umanità – si scatenò il finimondo, con intellettuali di
mezzo mondo a protestare contro quella scellerata scelta. Oggi, dopo
l’arresto di Cerroni, c’è qualcuno che lavora per riabilitare la figura di
Pecoraro, dimenticando che le sue scelte furono comunque sbagliate,
finanche nel tentativo di una certa classe politica di fare necessita
(chiusura di Malagrotta) virtù (la loro!) con manovre indirizzate alla
sostituzione del monopolista con aziende di loro esclusiva, o quasi,
proprietà, scatenando una vera e propria guerra dei rifiuti. Il tutto a
danno dei cittadini. Oggi come ieri”.
Così in una nota Massimiliano Iervolino, membro della Direzione nazionale
di Radicali Italiani e autore del libro “Roma, la guerra dei rifiuti”.

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