Politica

Andiamo avanti….I nomi dei 101?

Grazie a tutti! Voglio innanzitutto approfittare di questo spazio per ringraziare tutti i militanti, i simpatizzanti, gli elettori (o ex elettori) che mi hanno testimoniato consenso e apprezzamento. Voglio farlo da qui, dove tutto è cominciato, nella speranza di riuscire, da qui, a raggiungervi tutti.

Grazie davvero, soprattutto perché mi avete fatto sentire meno sola.

E voglio ringraziare anche quelli che hanno dissentito, in tutto o in parte, con le mie argomentazioni politiche, ma che lo hanno manifestato con argomentazioni altrettanto politiche.

Perché, vedete, io parto da me e da quello che penso. Provando ad esprimerlo al meglio, con la maggiore chiarezza possibile, nella speranza, certo, che sia condiviso anche da altri, di rappresentare anche qualcun altro, oltre me. Ma, soprattutto, con la voglia di aprire spazi di discussione, e questi sì per tutti, in cui ciascuno possa esprimersi, in assoluta libertà, per quello che pensa e per quello che sente di essere.

Perché la democrazia vive e si rafforza nel confronto, aperto, sincero, leale e rispettoso, tra diversi. Nello scambio di opinioni. Nel parlare per affermare le proprie convinzioni, con chiarezza e senza ambiguità, ma con la voglia di ascoltare quelle degli altri, con il desiderio di comprenderle. Di conoscere e riconoscere anche le ragioni dell’altro, con lo stesso rispetto con cui si chiede il riconoscimento delle proprie.  E con l’onestà intellettuale di cercare (se ci si confronta tra persone che hanno scelto un percorso comune) quello che ci unisce, punti di contatto, sintesi comuni, mediazioni (nel senso alto e più nobile del termine).

Perché la convivenza pacifica e collaborativa non si costruisce a partire dalla negazione dei conflitti, ma, al contrario, proprio dall’assunzione dei conflitti con l’obiettivo di trascenderli. Questo vale per l’intera società, secondo me, figuratevi per una comunità di persone, diverse, ma che hanno scelto a riferimento uno stesso progetto politico, uno stesso partito.

Caro Alfiero, il caso ha voluto che leggessi il tuo commento in un momento in cui mi sentivo sopraffatta dal senso di inutilità. Di quelli in cui l’unica verità che sembra assoluta e incontrovertibile è “tanto è solo tempo perso….questo sistema è un muro di gomma. La sua forza è proprio questa. E per questo non cambierà mai. Anzi, c’è pure il rischio, a stargli vicino troppo a lungo, che alla fine inglobi pure te e trasformi pure te”.

Ma, se è vero quello che tu dici, che siete in tanti a pensarla come me. Se è vero che c’è un “noi”, piccolo o grande che sia, che ancora non vuole arrendersi, almeno non senza risposte, allora coraggio, continuiamo questa battaglia per la verità, la chiarezza e la trasparenza.

E se chiarezza e trasparenza deve essere, non si può prescindere, prima di ogni altra cosa, dalla risposta alla domanda: chi sono i 101? Chi siete e perché non avete votato Prodi?

Sia chiaro, io considero legittime tutte le posizioni politiche, nella misura in cui siano dichiarate con onestà e trasparenza.

Ma se decidiamo di fare un percorso insieme e, senza dirlo, senza dare spiegazioni, qualcuno cambia strada e ci porta, tutti, senza averlo condiviso, esattamente dalla parte opposta a quella dove pensavamo di andare, anzi ci porta esattamente dove nessuno (almeno a parole) voleva andare….si rompe un rapporto fiduciario che è il pre-requisito di qualsiasi rapporto di collaborazione all’interno di una comunità.

Diffidenza e sospetto chiudono rapporti, relazioni e discussioni in un angolo buio, dove dominano il rancore e la paura di essere raggirati, usati per fini altri da quelli dichiarati. Dove gli altri diventano pericoli da cui guardarsi, nemici da cui difendersi.

Come possiamo affrontare una discussione congressuale così? Come possiamo farlo se davvero vogliamo ritrovare (o almeno provarci) le ragioni dello stare insieme?

Ma come possiamo non affrontarla così se non sappiamo con chi ci sediamo a parlare?

Diteci chi siete e spiegateci perché. Recuperando, voi stessi, la dignità delle vostre posizioni politiche. Potremo non condividerle tutti, magari, ma ne avrete riconquistato il dovuto rispetto.

Chiunque sa parli, se ancora crede che questo partito abbia un valore e vuole davvero farlo diventare una risorsa per il Paese e per la democrazia.

Chi ha il compito di guidare il partito ora, in questa difficile fase, si faccia garante di questa chiarezza. Non permetta che il dubbio si impadronisca, come una oscura forza divisiva, della nostra discussione.

Perché se non so di chi posso fidarmi, per non sbagliare, finirò per non fidarmi di nessuno. Il dubbio funziona così.

Perché la cultura dell’omertà appartiene, mi hanno insegnato, ad organizzazioni di cui si interessa il codice penale. Lealtà, onestà, trasparenza, sono le basi culturali su cui si fonda la convivenza e la collaborazione tra i membri di un’organizzazione democratica.

Perché nel nostro Codice Etico c’è scritto: “Le donne e gli uomini del Partito Democratico vivono l’impegno politico con responsabilità e, per questo, sentono il dovere di confrontarsi e di dare conto del proprio operato

di Lucia Zabatta – 22.06.2013

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