Campidoglio

Amministrazione comunale e TPL: due facce del tracollo romano

Quando, come nel caso del sottoscritto, sono più di vent’anni che ti sposti con i mezzi certi gesti sono automatici: obliteri la tessera, attraversi il tornello, cammini qualche metro verso le scale mobili che ti condurranno alla banchina ma, certi giorni, quel che vedi fa vacillare il tuo senso di realtà. Decine di esseri umani di ogni etnia e ceto sociale ammassati tra il muro ed i binari come in una rivisitazione Atacdell’Inferno di Dante, “prossima corsa tra 14 minuti” minaccia in lontananza il display luminoso e qui riconosci due tipi di volti. C’è il turista, sconcertato nella sua carnagione chiara, cappello di paglia ed abiti in lino che si guarda intorno perplesso cercando di capire se davvero si trova a Roma nel 2015 o è finito per magia in un quadro di Bosch, e poi c’è il romano col suo sguardo arreso, rassegnato, sbuffa, legge il tablet, si sventola con la free press cosciente che talvolta questa Roma è persino peggio di un quadro di Bosch. Quando poi la metro arriva la situazione peggiora ulteriormente: carrozze affollate in modo indegno, spintoni, sudore, qualcuno scende pur non essendo la sua fermata perché proprio non ce la fa, impreca a voce alta o, esasperato, litiga con il vicino per banalità.
Questa tortura quotidiana ha le sue origini (o quantomeno le sue aggravanti) nello sciopero bianco che alcuni macchinisti stanno mettendo in atto contro il riordino del servizio e che prevede l’introduzione di un cartellino da timbrare e di un aumento dell’orario di lavoro, da 700 a 950 ore. Che il problema del trasporto sia oggettivo, che molti di noi abbiano esperienza di lunghe attese alle fermate e di autobus che non rispettino gli orari o che, in città come Napoli e Milano, gli autisti lavorino fino a 1150 ore non conta ovviamente nulla.
In questo caso il commento dei più puri del mio partito, il Pd, è netto e chiaro: tutta colpa di Alemanno, situazione ereditata, problema risolto. Peccato che, nonostante la nostra santa infallibilità politica, il Direttore Generale Micheli sia stato assunto per 230.000€ il mese scorso e che siano centinaia le altre persone assunte nel 2014-2015. Quanti dirigenti e quanti macchinisti? Non vi rovino la sorpresa, ma se le assunzioni possono essere un tema interno ad un’azienda, la gestione effettiva del trasporto pubblico è quanto di più vicino alla quotidianità della gente: basta salire su di un bus qualunque per sentire quello che le persone pensano di Atac e di questa amministrazione comunale che dovrebbe tutelarli. E per “tutela” intendo i più basilari diritti di un essere umano, ad esempio quello di respirare, di non essere compresso e trasportato in una carrozza priva di finestrini e di aria condizionata in una situazione che rasenta la tortura e che, per i migliaia di romani che usano i mezzi per andare a lavoro, è purtroppo oggettivamente inevitabile.
Vogliamo aspettare la tragedia per farci carico della giusta rabbia di queste persone? L’occupazione e le proteste di Piramide e Roma Lido, le liti ai capolinea, le periferie che esplodono sono solo degli esempi di come la situazione stia diventando ingestibile. Sarà perché il cartellino lo timbrano in moltissimi per un lavoro che generalmente non ha la metà delle tutele rivendicate dai sindacalisti Atac, sarà perché quei viaggi li hanno sonoramente pagati con 1,50€ a corsa o con abbonamenti da 280€ annui, sarà perché lo scandalo dei biglietti falsi oltre ad essere stato insabbiato è costato circa 70 milioni di euro l’anno, sarà perché quando Atac nella pubblicità si vantava di trasportare 800mila passeggeri al giorno nessuno di noi aveva capito che intendesse tutti sullo stesso bus.
Ma il sindaco Marino pur avendo identificato il problema non sembra essere in grado di risolverlo. Nel frattempo continua a perdere assessori, consiglieri ed è una gara a sfilarsi dal ruolo di vicesindaco, compreso Matteo Orfini che il guaio del Campidoglio aveva promesso a Matteo Renzi di risolverlo quanto prima. Ma la palude romana non si bonifica né con la cultura politica fine a se stessa né chiedendo a Fabrizio Barca di fare una lista di buoni e cattivi che finisce per far passare l’inquietante equazione circoli cattivi = mafia capitale, non tanto lontano dalla perla mariniana che chi non lo difendeva era colluso con la mafia.
Le recenti inchieste hanno d’altronde dimostrato che, al netto dell’onestà del sindaco, la macchina amministrativa non solo era ingolfata dal malaffare ma con questo malaffare era abituata a convivere,preferendo la fedeltà al merito e sprofondando nella burocrazia e nella cattiva amministrazione anche al di là di Mafia Capitale.
A questo punto capire la necessità di un cambiamento radicale della Pubblica Amministrazione mi pare necessario tanto quanto un passo indietro del sindaco e rispetto a quest’ultimo punto confido che quanto prima il Pd ne prenda atto e, passando per un commissariamento, si torni al voto. Un voto che può spaventarci solo se ci arrocchiamo a difendere un sindaco che purtroppo non riesce a fare gli interessi delle persone e dimentichiamo che fare il loro bene dev’essere il nostro unico vero obiettivo.

Stefano Borioni

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