Roma

Alle periferie dell’esistenza. I fatti di Tor Sapienza raccontati dal segretario Pd

I recenti episodi di tensione sociale occorsi nel quartiere romano di Tor Sapienza, in particolare quelli avvenuti la sera di Martedì 11 Novembre, vanno letti in maniera approfondita, rifuggendo dal semplicismo e, soprattutto, da ogni forma di strumentalizzazione. La vicenda evidenzia ancora una volta che il problema dell’integrazione, della convivenza tra culture diverse, richiede di essere affrontato urgentemente. Non è un tema semplice, integrazione può significare tante, tantissime cose: lavoro, legalità, diritti, cittadinanza, temi sui quali non si può più rimandare. Nel tentativo di capire prima di tutto cosa è realmente accaduto abbiamo discusso di questo argomento con Bruno Cecchini, segretario del circolo PD di Tor Sapienza da 6 anni, il quale da tempo denuncia attraverso una continua attività di informazione e sensibilizzazione le varie situazioni di degrado, disagio sociale, che costituiscono ormai problemi ben radicati, e tra l’altro ben noti, nella periferia est della capitale.

 di MARCO ASSAB

Cecchini la sera di Martedì 11 Novembre lei era lì, che cosa è successo realmente?

Era stata convocata un’assemblea con un foglio abbastanza laconico, il quale non diceva molto, ma invitava i cittadini a scendere in strada per lottare contro il degrado. L’appello ha avuto un buon risultato. Alle 17:30 c’era una folla consistente che però non proveniva solo dai palazzi vicini ma certamente anche da altre parti del territorio. Tra Viale Morandi e Via Tranquillo Cremona, nell’area dove si trova il grande gruppo di case popolari dell’ex Ater e dell’ex Iacp, le famiglie scese in strada si sono trovate riunite a gridare e rivendicare i propri diritti. Ora, in base a ciò che ho sentito raccontare, e questo riferisco, si sono verificati recentemente fatti di un certo rilievo. In primis una ragazza ha dichiarato di aver subito un’aggressione da parte di tre ragazzi incappucciati, di cui lei sostiene non aver riconosciuto né la nazionalità né l’identità, che le avrebbero messo le mani addosso e dai quali si sarebbe salvata grazie alla reazione del proprio cane. Poi si racconta che qualcuno abbia tentato di occupare degli appartamenti in Via Tranquillo Cremona, così come si dice che siano aumentati i furti e gli scippi. Quindi la gente si è riunita in strada in merito a questi temi.

Chi è che ha promosso questa iniziativa?

Nessuno ha firmato il volantino. E’ partito tutto da un volantino. Poi però io durante la riunione ho visto le rappresentanze di diversi gruppi. C’era il comitato di Tor Sapienza, i cittadini del comitato di Viale Morandi, ma probabilmente l’iniziativa si è diffusa tramite passa parola ed ha avuto una forte eco.

La manifestazione, che per tutto il pomeriggio si era svolta pacificamente, ha poi in serata vissuto momenti di vera e propria guerriglia. Quando e come sono iniziati gli scontri?

La situazione è cambiata dopo le 22. Io sono andato via alle 19:45 quando buona parte della folla si era ritirata ed era rimasto un gruppo ristretto di persone, circa 50/60, che si erano posizionate davanti alla Celere schierata. I toni di chi era rimasto sembravano un po’ accesi, c’era la rivendicazione di diritti negati fatta ad alta voce di fronte alla polizia. Io sono andato a casa e verso le 22:30 ho sentito delle forti esplosioni. Non dubitavo che fossero delle bombe carta però si sono ripetute e abbiamo iniziato a sentire un passaggio frequente di sirene, macchine delle forze dell’ordine, dunque sono nuovamente sceso in strada ed in Piazzale Pino Pascali c’erano schierate, in assetto anti sommossa, almeno 30/40 pattuglie della polizia: era dunque impedito l’accesso in Via Campigli. Allora ho fatto il giro andando verso Viale De Chirico, ma idem, c’era anche lì uno schieramento delle forze dell’ordine insieme ai vigili del fuoco, e nell’aria si sentiva odore di combustione. Si capiva che c’era una situazione di tensione, anche perché le esplosioni continuavano. Al mattino abbiamo appreso, ed abbiamo poi visto, che c’erano state cariche della Celere e scontri.

Questa vicenda sembra ruotare attorno ad un centro d’accoglienza sito nel quartiere. Ma la questione è veramente solo il centro d’accoglienza? Quali altre ragioni possono condurre i cittadini ad una simile esasperazione?

Dunque, si tratta di un centro d’accoglienza per minori non accompagnati. Ossia quelli che sbarcano da soli e che lo Stato Italiano ha l’obbligo, per legge morale, di accogliere. Hanno degli orari per entrare ed uscire, e vengono loro serviti i pasti oltre che l’alloggio. Questo centro funziona da più di 4-5 anni, ed ha avuto nel tempo diversi utilizzi. Il quartiere, anche per via delle storie che circolano, vive con un minimo di disagio questa presenza. Dire quanto sia fondato questo timore non lo so, perché fatti veri non se ne sono mai concretizzati. Ad onor del vero stamattina ho ricevuto alcune telefonate di persone che si lamentavano perché c’era stata la manifestazione contro i migranti! Ho spiegato che non era una proprio una iniziativa contro i migranti anche se qualcuno se l’è presa con gli stranieri. Questo per dire che ci sono persone che puntano il dito contro di loro, a mio avviso sbagliando, ed altri che hanno una visione diversa. Va detto anche che in quel territorio ci sono tre grandi centri d’accoglienza. Sono concentrati in una piccola porzione di territorio, questo evidentemente crea allarme, e magari le persone non sono sempre in grado di discernere ciò che è giusto o sbagliato, vero o falso. Tornando alla manifestazione è bene precisare che quella grande, svoltasi fino alle 19:30, non puntava il dito in particolar modo contro gli stranieri. Dopo invece c’è stato un corteo che si è mosso ed è andato contro i migranti. Quanto alle ragioni di questo disagio siamo in una periferia dove il degrado è percepibile, dentro e fuori i palazzoni tremendamente grigi che si vedono. I cittadini lamentano difficoltà di ogni tipo, persino che gli piove in casa. I luoghi sono poco illuminati, il verde non ha la giusta manutenzione, e poi siamo nella zona della prostituzione di strada, dove fin dall’imbrunire i rapporti sessuali vengono consumati, se va bene, dietro un filo d’erba. Su internet girano immagini che confermano quanto dico. Ci troviamo poi in uno dei luoghi di Roma dove è più forte il problema dell’abbandono scolastico… Se poi a questo aggiungiamo anche la disoccupazione, la difficoltà a pagare le bollette, si dipinge un quadro molto chiaro…

Lei non pensa che sia stato un errore situare un centro d’accoglienza in un territorio già afflitto da problemi di questo tipo?

La popolazione del V municipio dimostra grandi capacità. Noi abbiamo qui la seconda moschea di Roma, molti dei nostri commercianti non sono autoctoni e con essi viviamo uno splendido rapporto. La periferia dimostra dunque di avere capacità di integrazione. Il problema è che si confida troppo su questo. Quello che tu puoi superare con un tuo processo personale culturale ha comunque un limite. E allora in un territorio dove già è forte il problema dei nomadi, ma non per loro in sé, quanto per le condizioni in cui è lasciato il campo nomadi di Via Salviati, in un luogo dove c’è una forte concentrazione di disagio delle famiglie, se inizi a mettere un centro d’accoglienza per minori, poi un centro per rifugiati politici, poi quello per coloro che attendono lo status di rifugiati politici, è evidente anche agli occhi di chi poco si intende di politiche urbanistiche che hanno sbagliato la redistribuzione. Se Roma è tanto grande tutto questo è, urbanisticamente, sbagliato.

Lei da anni è impegnato in un attivismo politico che denuncia questo degrado. Quali potrebbero essere le proposte, le idee per superare o comunque lenire questo stato di cose?

Sui migranti è evidente come il tema salga rapidamente di responsabilità. Quindi, sembrerà banale, ma va ricordato come le politiche migratorie debbano essere coordinate a livello europeo. Non possiamo non notare come in altri Paesi le persone siano accolte e non vengano lasciate in queste condizioni. E’ chiaro che noi siamo frontiera, ma è altresì chiaro che non abbiamo una buona organizzazione, altrimenti come puoi pensare di concentrare tre centri d’accoglienza in un chilometro quadrato? L’idea che Roma non immagini un sistema d’accoglienza è qualcosa di ridicolo. Onestamente penso che questi centri andrebbero meglio redistribuiti, in strutture di proprietà del comune per evitare di spendere. Poi, per quanto riguarda la prostituzione, oggi il mini sindaco dell’Eur Santoro ha dichiarato sui giornali di voler studiare un progetto di “zoning”. Ricordo come questo era un patrimonio del nostro municipio, sono anni che noi ne parliamo, anche questo è uno strumento urbanistico. “Zoning” significa utilizzare all’uopo uno spazio che in quel momento alla città non serve. Lo “zoning”, nell’ambito della prostituzione di strada, non è un “parco dell’amore”, non è una zona a luci rosse, ma un tentativo di spostare la prostituzione in aree a minor impatto abitativo garantendo i servizi sociali per le prostitute, facendo sì che le forze dell’ordine continuino il contrasto al racket perché è evidente come la prima vittima di queste dinamiche sia la prostituta.

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