Cultura

Addio all’affidamento condiviso dei figli di separati

Dalla mezzanotte del 31 dicembre 2013 se il Presidente Napolitano firmerà – secondo le previsioni – il Dlgs sulla Filiazione, in Italia tornerà sostanzialmente il regime di affidamento monogenitoriale. Mentre il Senato francese approva e privilegia l’affidamento a responsabilità uguali dei genitori, mentre vari comuni italiani istituiscono il registro del doppio domicilio per i figli di genitori separati, nelle pieghe di un decreto legislativo che esibisce apparentemente solo la sacrosanta equiparazione dei figli di genitori non coniugati con quelli nati nel matrimonio, senza il filtro di una legge ordinaria e senza averne delega, viene affossata la riforma del 2006 e ripristinato il modello di affidamento a un solo genitore. Come? Viene approvato l’obbligo di scegliere una “residenza abituale” del minore. O lo fanno i genitori o ci pensa il giudice. Ciò in pratica vuol dire che ci sarà un “genitore prevalente” che provvederà a tutti i bisogni del figlio, ricevendo  un contributo in denaro dall’altro, al quale si riconosceranno esigui momenti di contatto con i figli attraverso l’antico “diritto di visita”. In pratica ciò che si ottiene è un aumento della conflittualità (entrambi i genitori vorranno avere il ruolo dominante) e del contenzioso, un aumento del lavoro per i tribunali, ma anche del potere discrezionale dei giudici, un danno per la mediazione familiare che verrà disincentivata da un modello vinci-perdi. E, soprattutto, il minore verrà deprivato di quei diritti che aveva faticosamente conquistato con la riforma del 2006.  Con una operazione di basso profilo giuridico.

 

Marino Maglietta – Pres. ass. naz. Crescere Insieme

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