Politica

500 mila posti di lavoro per i giovani: la sfida del Partito Socialista Europeo

Una garanzia europea per la gioventu’, adesso! E’ l’obiettivo che i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei, riuniti nel Partito socialista europeo, si sono posti per riattivare, con la creazione di 500 mila posti di lavoro nei prossimi tre anni, una nuova speranza nei giovani.

di CARLO PATRIGNANI

Più consapevoli dei politici italiani, che denotano un alto tasso di provincialismo, i dirigenti del Pse hanno ben chiaro che “la sfida culturale e politica” con le forze conservatrici e liberali, oggi maggioritarie, non la si gioca e non la si vince, stando chiusi nei singoli paesi, ma nel contesto europeo!

Nell’Unione europea, le persone disoccupate ammontano a 26,5 milioni unita’ e, di queste, 5,7 milioni hanno meno di 25 anni. Nel 2012, il tasso di disoccupazione è aumentato in non meno dei 18 paesi: prima della crisi finanziaria, economica e sociale importata dagli Usa nel 2007, nessun paese dell’Ue aveva un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%: oggi in 12 dei 27 paesi dell’Ue più di un quarto dei giovani sono disoccupati.

Nello stesso periodo, gli Stati dell’Ue, a maggioranza conservatrice e liberale, hanno ‘bruciato’ ben 1.200 miliardi di euro, sotto forma di salvataggi, per salvare il settore bancario e finanziario della zona euro lasciando a sé la crescita e l’occupazione e la lotta alla disoccupazione giovanile. Solo grazie alla pressione politica di socialisti, socialdemocratici e laburisti europei si e’ arrivati a negoziare ‘un patto di crescita’ a giugno 2012: dei 1200 miliardi di euro stanziati solo una frazione e’ stata impiegata e poi a febbraio 2013 ‘un patto contro la disoccupazione giovanile’ ma 6 miliardi circa

di euro previsti risultano del tutto insufficienti fino al 2020.

Purtroppo a dettare legge e’ la politica di austerità, imposta dalle forze conservitrici e liberali che governano la Ue e l’Europa si trova in piena recessione: disoccupazione, pari a 26,5 milioni di persone e debito pubblico, pari a 500 miliardi di euro nel 2012, battono tutti i record mentre ovunque s’intensificano populismi di destra anti-europei.

Harlem Désir, leader del Psf e Sigmar Gabriel, leader della Spd, hanno alla vigilia del Consiglio europeo di venerdì a Bruxelles, sottoscritto una dichiarazione comune per “un cambiamento” nella politica della Ue.

Pure se bilancio e finanze pubbliche restano importanti, occorre metter in piedi “una politica comune” per la crescita e “un patto” contro la disoccupazione giovanile, che deve diventare “la priorità” della politica europea. Dunque, investimenti che, dicono i due leader, possono portare ad “una riduzione del debito pubblico” con una crescita economica sostenibile: e’ indispensabile percio’ attuare in fretta “il patto di crescita europea” e per l’occupazione, con fondi attraenti e affidabili da render disponibili alle piccole e medie imprese. Quindi, “una politica fiscale comune” al fine di prevenire l’evasione e il dumping fiscale per recuperare i 1.000 miliardi di euro che ogni anno in Europa sfuggono al fisco!

“Abbiamo bisogno di padroneggiare i mercati finanziari e la fiscalità – aggiungono Désir e Gabriel – per spezzare il circolo vizioso di fallimenti bancari e salvataggi nazionali”.  Va introdotta, senza indugi, “la tassa sulle transazioni finanziarie”, la cui assenza e’ la causa principale della crisi. E’ sbagliata la risposta politica europea alla crisi – affermano – incentrata unilateralmente “su disciplina fiscale, liberalizzazione del mercato, deregolamentazione e privatizzazioni”. Insomma, “un cambiamento strategico” nella politica economica: investimenti nell’istruzione, nella cultura e nella formazione, nelle industrie del futuro, nelle energie rinnovabili e nuove tecnologie. Un patto di stabilità sociale contro le diseguaglianze economico-sociali e l’istituzione di un salario minimo sufficiente per vivere in tutti i paesi dell’Ue.

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